Prosegue, con questo articolo, la nuova rubrica settimanale di RobQuattro dedicata alla storia dell’automobile; l’argomento di oggi riguarda la nascita, e il successo di un’auto diventata un vero e proprio simbolo culturale: la Volkswagen Golf.
Ritenuta come un punto di riferimento tecnico e commerciale, la Volkswagen Golf è un modello che ha accompagnato generazioni di automobilisti europei e non solo.
Dal 1974 a oggi, la Golf ha saputo reinventarsi senza mai perdere la propria identità, dando così origine ad una delle vetture più vendute al mondo.
Le origini della Volkswagen Golf: la “rivoluzione” del 1974
Quando la Volkswagen Golf debutta nel 1974, il mondo dell’auto sta cambiando: la crisi petrolifera (di cui abbiamo già parlato la settimana scorsa nell’articolo precedente), difatti, impone vetture più efficienti in termini di consumi energetici.
I criteri adottati dai costruttori in quel periodo miravano ad ottenere due obiettivi, il primo riguardava la riduzione di peso degli autoveicoli: con l’utilizzo di materiali più leggeri (alluminio, plastiche tecniche), e carrozzerie più compatte.
L’altro obiettivo era incentrato su motori più performanti: con cilindrate ridotte, l’introduzione di sistemi di alimentazione più precisi (carburatori evoluti, poi iniezione elettronica), e miglioramenti nell’aerodinamica.
In questo contesto la Volkswagen era in difficoltà, già alla fine degli anni ’60 del secolo scorso, prima della crisi petrolifera del 1973-1974: deve assolutamente trovare un’erede alla mitica Typ 1, meglio conosciuta come “Maggiolino” in Italia, “Beetle” nel Regno Unito, e “Käfer” in Germania: un nomignolo affettuoso dovuto alle forme rotonde della vettura, che ricorda uno scarabeo.
Il Maggiolino, infatti, era ormai tecnicamente superato: la meccanica “tutto dietro” non risultava essere competitiva come lo era in precedenza; la casa tedesca ha bisogno di un modello moderno, efficiente e adatto al nuovo mercato europeo che si apprestava ad adattarsi al cambio di rotta imposto dalla crisi energetica di quegli anni.
A rendere il quadro della situazione ancora più grave vi erano le condizioni finanziarie diventate critiche; l’azienda di Wolfsburg deve fare un cambio di passo radicale nella produzione di un nuovo modello.
Volkswagen Golf L 1.1 del 1975, vista frontale, scattata al NEC Classic Motor Show 2019 – Autore: Vauxford.
Per un progetto così ambizioso, occorreva un progetto credibile, ben strutturato fin nei minimi dettagli, compresa l’estetica, e proprio in questo aspetto, un compito del genere non poteva di certo essere affidato al primo che passa; ed è qui che l’ingegno tedesco si coniuga con lo stile italiano.
Il design della nuova vettura viene affidato, infatti, a Giorgetto Giugiaro, che disegna un’auto compatta, moderna, squadrata, con motore e trazione anteriore: una rivoluzione per la casa tedesca, che con il conferimento di un’abitabilità ottimizzata, e una meccanica orientata ai consumi contenuti, diede origine ad un modello che nasce come una rottura totale con il passato tecnico e stilistico del Maggiolino.
Il design della Golf I:
semplicità, funzionalità, modernità
Giugiaro disegna una carrozzeria in diverse varianti: berlina 3 e 5 porte, e cabriolet. Il progetto del designer piemontese era mirato alla realizzazione di un autoveicolo compatto ma spazioso, con superfici tese e pulite, montanti sottili, che offriva una grande visibilità, e che presentava un portellone posteriore verticale (una novità per Volkswagen).
Questa impostazione diventerà una sorta di “codice genetico” della Golf per tutte le generazioni successive.
La prima versione della Golf venne presentata a Monaco nel 1974, e ottenne subito un enorme successo commerciale, decretato da una risposta perfetta alle esigenze nate con la crisi petrolifera venutasi a creare l’anno precedente.
La Golf I nei primi due anni viene prodotta in 500.000 unità, affermandosi rapidamente come una delle compatte più richieste in Europa grazie al design moderno, ai consumi ridotti, e con una guida più sicura rispetto al Maggiolino.
L’ascesa come modello di riferimento nel vecchio continente apre una nuova era per la Volkswagen; il successo della Golf è tale che la Volkswagen regalò a Giugiaro un esemplare personale: secondo fonti attendibili, è l’unica volta in cui il designer ricevette un’auto in omaggio da una casa automobilistica, a testimonianza dell’importanza del suo lavoro.
In effetti il contributo di Giugiaro al successo della Volkswagen Golf fu di enorme rilievo, perché, di fatto, non si limitò ad un lavoro di design: ma venne creato un nuovo standard europeo, una formula che resisterà per decenni e che farà della Golf una delle auto più vendute della storia.
Con la Golf del 1974, Volkswagen codifica quello che diventerà il segmento C moderno: berlina compatta a due volumi, motore e trazione anteriori, portellone, abitabilità da famiglia in dimensioni contenute.
Molti rivali esistevano già, come la Ford Escort, e la Opel Kadett, ma erano spesso ancora legati a schemi più tradizionali o a linee meno moderne.
Da un confronto con le sfide delle rivali, emerge un quadro chiaro in cui la Golf risulta vincente grazie a diversi fattori.
Innanzitutto, bisogna considerare la qualità percepita: porte che si chiudono “piene”, interni solidi, rumorini ridotti, tutti elementi che, negli anni ’70 e ’80, facevano davvero la differenza.
Non si deve sottovalutare, inoltre, la coerenza generazionale: dalla Golf I alla Golf IV, lo stile rimane riconoscibile; molte rivali cambiano radicalmente impostazione, la Golf, invece, evolve senza snaturarsi.
Con quest’ultima considerazione, termina, per il momento, l’analisi di un successo nato da un periodo di crisi.
Per conoscere, o meglio, riscoprire assieme, la storia della Volkswagen, l’auto diventata l’icona di un’epoca, non rimane che rinnovarvi l’appuntamento alla settimana prossima.
A presto!