Un po’ per nostalgia e un po’ per passione, oggi torniamo a parlare della storia dell’automobile; e ripercorrendo la strada tracciata dai ricordi, non possiamo fare a meno di volgere lo sguardo al 1985, anno in cui debuttò la FIAT Croma, considerata a pieno titolo, l’ultima grande ammiraglia della casa automobilistica torinese.
La Fiat Croma, tra le protagoniste assolute della storia italiana nel periodo compreso tra gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, era ritenuta l’auto simbolo del potere: alcuni esemplari in versione blindata, infatti, vennero largamente usati dalle istituzioni, e non era raro assistere ai telegiornali che mostravano immagini di questo veicolo storico mentre piombava a sirene spiegate all’ingresso di Montecitorio o di qualche altro palazzo sede istituzionale.
Tra queste vetture speciali, le più tristemente note nella memoria collettiva sono le tre Fiat Croma 2.0 turbo di colore bianco, azzurro e marrone che componevano il corteo di auto al servizio di scorta del giudice antimafia Giovanni Falcone, saltate in aria nella strage di Capaci in quel maledetto pomeriggio del 23 maggio 1992.
L’Italia intera si è fermata, mentre quelle immagini agghiaccianti delle tre Fiat Croma distrutte fecero il giro del mondo.
Al netto di questa pagina oscura della storia italiana, la FIAT Croma rimane uno degli autoveicoli più apprezzati del Gruppo FIAT, grazie all’elevato comfort, una vasta gamma di motorizzazioni per soddisfare le esigenze di un ampio target di utenza, un ampio portellone che ne amplificava la possibilità di utilizzo, e, dulcis in fundo, con un design prestigioso firmato da Giorgetto Giugiaro: tutti elementi che hanno fatto grande il Made in Italy e che lo hanno reso celebre in tutto il mondo.
Ma forse è meglio procedere con ordine per raccontare la storia di quest’auto…
La storia della FIAT Croma
La storia della FIAT Croma, il cui nome in codice era Tipo 154, inizia 41 anni fa; venne prodotta dalla casa automobilistica di Torino tra il 1985 e il 1996; era una berlina che, attualmente, è ritenuta di fatto, la vettura di punta della FIAT: la sua “ammiraglia”, come è già stato anticipato, perché non è mai stata sostituita da nessun modello di pari categoria dalla fine della sua produzione.
FIAT Croma – Foto di Rudolf Stricker.
Il Pianale FIAT Tipo 4
L’ideazione della berlina si colloca nel contesto di un progetto ben più ampio, noto come “Tipo Quattro”: una piattaforma che funzionava come base per la progettazione e la successiva produzione, sviluppato dal Gruppo FIAT dell’epoca, per quattro auto (comprese la FIAT Croma), sorta come accordo nell’ottobre 1978 con le case automobilistiche Saab, Lancia e Alfa per ridurre i costi di sviluppo delle nuove berline di fascia alta.
Nella piattaforma, nota anche come “Pianale FIAT Tipo 4”, vennero progettate anche la Saab 9000, la Lancia Thema, e l’alfa Romeo 164.
Il layout tecnico-meccanico adoperato nel Pianale FIAT tipo 4, era a motore trasversale e trazione anteriore con l’opzione della trazione integrale e utilizzava sospensioni MacPherson indipendenti su tutte le ruote, tranne che sulla Saab.
Le prime vetture ideate dalla piattaforma “Tipo Quattro” ad essere lanciate furono la Saab 9000 e la Lancia Thema nel 1984, con la FIAT Croma che debuttò nell’anno seguente; la gamma fu completata nel 1987 con l’arrivo dell’Alfa Romeo 164.
La Fiat Croma e la Lancia Thema somigliavano molto alla Saab 9000, mentre invece l’Alfa Romeo 164 differiva in più parti, condividendo con le altre tre vetture solo il telaio. Il passo (cioè la distanza tra l’asse di una ruota anteriore e quello della ruota posteriore posta sullo stesso lato) era di 2,67 m su tutti i modelli.
La Saab e la FIAT furono lanciate come berline a cinque porte mentre l’Alfa Romeo e la Lancia come berline a quattro porte. La Lancia fu l’unica ad introdurre la versione station wagon nel 1986, mentre la Saab successivamente aggiunse una versione berlina a quattro porte del modello 9000 nel 1988.
Le quattro vetture erano sostanzialmente molto simili tra di loro, con molte parti e componenti non strutturali che erano condivise oppure intercambiabili, indipendentemente dalla marca. Ad esempio, il parabrezza della FIAT Croma poteva essere utilizzato anche sulla Saab 9000.
L’Alfa Romeo differiva molto dalle altre vetture, poiché aveva una sospensione anteriore con una geometria ed attacchi differenti, presentando anche alcune modifiche al telaio soprattutto al giro porta delle portiere posteriori.
La Saab invece differiva dalle altre perché aveva una sospensione posteriore ad assale rigido, invece del MacPherson presente in tutti gli altri modelli. Inoltre la parte anteriore della Saab era radicalmente diversa da quella delle altre tre vetture italiane, a causa della differente progettazione che i tecnici Saab effettuarono al frontale per migliorare la protezione e l’assorbimento dagli urti.
La Thema fu il primo modello ad andare fuori produzione, quando fu sostituita dalla Lancia K nel 1994, che utilizzava una nuova piattaforma denominata Tipo E, da cui nacque anche l’erede della 164, l’Alfa Romeo 166. La Saab 9000 fu tolta dai listini nel 1998, venendo sostituita dalla Saab 9-5, che era basata sulla piattaforma GM 2900 derivata dalla Opel Vectra.
La 164 fu l’ultima ad essere sostituita dall’Alfa Romeo 166 nel 1998, segnando così la fine della piattaforma Tipo 4 dopo più di 14 anni di commercializzazione.
L’evoluzione della FIAT Croma
Chiusa la parentesi sulla piattaforma “Tipo Quattro”, torniamo a parlare della FIAT Croma: all’inizio del 1986 con il lancio della nuova berlina, la casa automobilistica torinese rinnovò il suo modello di classe alta sostituendo l’ormai obsoleto modello Argenta, rimasto in produzione per soli quattro anni e mezzo con risultati di vendita piuttosto deludenti, poiché si trattava soltanto di un semplice restyling della vecchia Fiat 132.
L’esordio del nuovo modello decretò la scomparsa della trazione posteriore in favore della trazione anteriore.
Fra le curiosità, degno di nota è il cambio del nome scelto in origine per la vettura: “Chroma”; una scelta che puntava a evocare l’idea di colore, lucentezza e modernità cromatica; poco prima del lancio ufficiale, “l’Avvocato” Gianni Agnelli, celebre presidente della FIAT dell’epoca, chiese di
modificare il nome pensando ad una forma più “familiare”, priva della lettera “h”, in modo che avesse una forma più vicina ad uno stile tipicamente italiano.
Per la FIAT Croma si ricorse a uno studio di stile ottenuto per derivazione dalla Lancia Thema, contenendo così moltissimo i tempi di sviluppo e i costi di design. Tuttavia il risultato ottenuto fu una linea innovativa, elegante ed estremamente equilibrata, con una coda ridotta e sfuggente dotata di un ampio portellone, ma che garantì comunque una buona capienza del bagagliaio, nonché abitabilità e comfort dell’abitacolo.
Furono proprio la versatilità del portellone posteriore, inusuale per una berlina a tre volumi, nonché l’innovativo concetto “VSS” 1 che garantirono alla Croma un grande successo; negli undici anni di vita commerciale del modello, durante i quali ne vennero venduti circa 438.000 esemplari.
FIAT Croma – Foto di Rudolf Stricker.
A livello tecnico la FIAT Croma condivideva con le altre tre vetture l’autotelaio, le sospensioni, l’ossatura delle fiancate, il padiglione, gran parte degli impianti (condizionamento, circuito frenante) e con la Lancia Thema e la Saab 9000 anche le portiere.
Il design della vettura era nato in seno al Centro Stile Fiat, che ne aveva affidata la supervisione a Tom Tjaarda, e Giorgetto Giugiaro della Italdesign, mentre la costruzione era quasi interamente robotizzata.
Inizialmente la FIAT Croma venne venduta con varie motorizzazioni, derivate dai propulsori montati sulla Fiat Argenta: due con i classici carburatori con cilindrate da 1585 cm³ e 1995 cm³, due con iniezione da 1995 cm³, uno a pressione atmosferica e uno turbocompresso; le potenze erogate andavano dagli 83 ai 155 CV; tali motori erano tutti evoluzioni del “bialbero Lampredi”.
Erano anche disponibili a listino una versione Diesel (2,5 l) e una turbodiesel (2,4 l) rispettivamente da 75 cv e 100 cv.
Venne commercializzata anche una versione a benzina denominata “CHT”, con motorizzazione da 1995 cm³ e 90 cv, e sistema Yamaha CHT (Controlled High Turbolence – Alta Turbolenza Controllata), che consentiva di avere l’aspirazione a geometria variabile per maggior regolarità di funzionamento ai bassi regimi e minori consumi nel ciclo urbano. Ciò era possibile grazie a uno sdoppiamento dei condotti di aspirazione: uno piccolo (per i regimi bassi) e uno di dimensioni più grandi, che entrava in funzione con l’apertura delle farfalle supplementari, adatto ai regimi medi e alti.
Un passo significativo dell’evoluzione della FIAT Croma avvenne nel 1988, con il primo propulsore 1.9 turbodiesel a iniezione diretta montata su una vettura di grande serie.
Nel 1991 la vettura subì un restyling che ne arrotondò le linee, seguendo la moda del tempo e il nuovo family feeling della casa, che ne ingentilì il frontale; negli anni anche le motorizzazioni furono ammodernate, con l’eliminazione della cilindrata minore.
A fine carriera, negli ultimi anni di produzione, venne messo in listino un modello della FIAT Croma con airbag (a partire dal 1994/95; le prime serie del 1993 ne erano sprovviste) e ABS; a giugno 1993 motore a V da 2492 cm³ a 12 valvole derivato dal V6 Busso montato in quel periodo dalle Alfa Romeo 155 con 159 cv a 5800 giri/minuto e coppia massima di 213 Nm a 4500
giri/minuto, con una punta massima di 215 km/h e uno scatto di accelerazione da 0 a 100 km/h coperto in 8,3 secondi.
Nell’aprile 1995 venne effettuato un altro piccolo restyling, visibile soprattutto dall’esterno nella nuova griglia del radiatore.
La produzione della FIAT Croma ebbe fine, dopo una lunga carriera, nel dicembre 1996, senza che la vettura fosse sostituita da alcun modello di classe analoga, segnando così un primato che regge ancora oggi per la storica casa automobilistica italiana.
Ad onor di cronaca è doveroso menzionare la commercializzazione di una nuova vettura denominata “Croma”, lanciata il 28 maggio 2005 dalla FIAT, venti anni dopo l’esordio dell’omonima e decisamente più celebre vettura; ma si trattò di un modello che, a parte il nome, non aveva nulla in comune con il suo precedessore e che cessò di essere prodotta nel 2010.
Nonostante i buoni propositi; la nuova FIAT Croma non seppe replicare il successo della prima: la forma da “crossover” ante litteram non convinse il pubblico legato alle berline classiche o alle station wagon tradizionali, come se non bastasse, il tentativo di porsi come vettura di rappresentanza in un segmento dominato da marchi tedeschi risultò difficile per il brand Fiat. Il concetto di auto percepito era completamente diverso da quello tipico degli anni ‘80: segno evidente che a volte non basta rievocare un nome per ottenere il successo sperato.
Con quest’ultima considerazione termina il nostro viaggio nel passato alla riscoperta di un’auto storica come la FIAT Croma; con la speranza di avere suscitato il vostro interesse rinnoviamo il nostro invito a seguire il portale RobQuattro per altri contenuti interessanti.
A presto!
Glossario
Vettura Sperimentale a Sottosistemi (Fiat VSS) – È un progetto storico italiano dei primi anni ‘80 del secolo scorso. Si tratta di un prototipo ideato nel 1981 da FIAT in collaborazione con l’architetto Renzo Piano e l’I.De.A. Institute, che applicava i principi dell’architettura industriale all’auto. Divideva la vettura in parti prefabbricate indipendenti (telaio strutturale separato dalla carrozzeria) per ridurre i costi e semplificare il montaggio.