Golf 4: Il mio sogno nato in autostrada

Golf 4, l'auto della Volkswagen, diventata una vera e propria icona, nei ricordi di Roberto Taormina, fondatore del portale RobQuattro.

Era il 1998 e tutto è iniziato su quell’autostrada che sembrava infinita; la Golf 4 che mi superò quel giorno non fu solo un’auto: fu un segnale, una scintilla. Una promessa silenziosa che si accese dentro di me, e non si è mai più spenta.

Negli anni successivi, ogni volta che salivo in macchina e imboccavamo l’autostrada, il mio sguardo correva automaticamente verso lo specchietto o verso la corsia di sorpasso per cercare lei, la Golf 4.

A volte ne vedevo una nera, altre blu, altre ancora argentate come quella del ’98. Ogni avvistamento era un piccolo regalo, un richiamo a quel primo incontro che aveva cambiato il modo in cui guardavo le auto, la strada, e perfino il futuro.

La Golf 4, una "bussola emotiva"

Crescendo, la Golf 4 diventò una sorta di “bussola emotiva”: quando ero felice, immaginavo di guidarla con i finestrini abbassati e la musica alta.

Quando ero triste, pensavo a quanto sarebbe stato liberatorio macinare chilometri da solo, solo io e lei, lasciando tutto alle spalle.

Quando mi sentivo perso, la vedevo come un simbolo di direzione, di movimento, di possibilità.

E più passavano gli anni, più quella sensazione diventava chiara: non era un sogno destinato a rimanere tale. Era un obiettivo da raggiungere, nato da una promessa fatta a me stesso.

Golf 4 in uno showroom.

Ricordo perfettamente un viaggio in autostrada, molti anni dopo quel primo incontro. Ero più grande, più consapevole, e mentre guardavo le auto sfrecciare, una Golf 4 nera mi superò con la stessa eleganza di allora.

In quel momento, senza pensarci, sorrisi. Non era più il sorriso di un bambino incantato. Era il sorriso di qualcuno che sa che prima o poi arriverà il suo turno.

Perché la verità è semplice: la prossima versione non sarà quella che vedrò passare. Sarà quella che guiderò.

La prossima Golf che incontrerò non sarà un’apparizione da inseguire con lo sguardo.

Sarà la mia. Quella che accenderò con le mie mani, quella che porterò in autostrada per restituire a quel bambino del ’98 tutto ciò che ha sognato.

E quando finalmente imboccherò la corsia di sorpasso, con il motore che canta e l’asfalto che scorre veloce sotto di me, saprò che quel cerchio si è chiuso.

Che quel sogno nato in un pomeriggio qualunque del 1998 ha trovato la sua strada.

E che, alla fine, la Golf 4 non mi ha solo fatto sognare.

Mi ha accompagnato fino a diventare realtà.

Roberto Taormina

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