Crisi petrolifera del 1973-1974

Crisi petrolifera del 1973-1974 - Evento in cui l'aumento del prezzo del greggio ebbe conseguenze politiche e sociali rilevanti per l'epoca.

Oggi RobQuattro ripercorre pagine di storia che hanno segnato profondamente l’economia a livello mondiale: la crisi petrolifera del 1973-1974; un vero e proprio evento spartiacque che trasformò radicalmente l’industria automobilistica.

Con questo articolo, si intende aprire “una finestra temporale” su un avvenimento storico che ha caratterizzato il comparto automobilistico in genere; inaugurando al contempo una nuova rubrica dedicata proprio alla storia dell’automobile, nella speranza che possa suscitare l’interesse e la curiosità dei lettori.

Ma torniamo all’analisi della crisi energetica avvenuta agli inizi degli anni ‘70 del secolo scorso, per comprenderne meglio le cause e, soprattutto gli effetti.

Le cause, e le conseguenze della crisi petrolifera del 1973-1974

La crisi petrolifera del 1973-1974 è una fase storica durante la quale si assistette al brusco aumento del prezzo del greggio e dei suoi prodotti derivati, con conseguenze che si manifestarono sotto forma di politiche di austerità economica nel mondo intero.

Le cause della crisi furono diverse, e come è logico supporre, si collocano in un preciso scenario geopolitico, venutosi a creare anni prima, e non affatto un evento improvviso.

Tra i fattori strutturali che contribuirono a rendere il mercato energetico più vulnerabile vi fu l’aumento dei costi di trasporto petrolifero dipendente dalla chiusura del Canale di Suez, diventato impraticabile date le guerre arabo-israeliane tra il 1967 ed il 1973; le petroliere furono infatti costrette a circumnavigare il continente africano, percorrendo rotte più lunghe che richiedevano quindi una maggiore spesa di carburante, a fronte di un’offerta ridotta della materia prima rappresentata dall’”oro nero”.

L’innesco principale della crisi fu la decisione intrapresa da alcuni paesi arabi, esportatori di petrolio, di utilizzare il controllo della produzione e dei prezzi come strumento politico.

Nel giorno della ricorrenza ebraica dello Yom Kippur del 6 ottobre 1973, l’esercito egiziano attaccò Israele da sud, ovvero dalla penisola del Sinai, di concerto con quello siriano, che attaccò invece da nord, dalle alture del Golan.

L’esercito Israeliano, inizialmente in grave difficoltà durante i primi giorni della guerra, risultò vincente su entrambi i fronti, tanto da minacciare di invasione Il Cairo, la capitale egiziana.

Carri armati Sherman delle forze armate israeliane nella zona di Rafah durante la Guerra dei sei giorni, 5 giugno 1967 - Immagine di pubblico dominio; autore Ufficio stampa governativo israeliano.

Carri armati Sherman delle forze armate israeliane nella zona di Rafah durante la Guerra dei sei giorni, 5 giugno 1967 – Immagine di pubblico dominio; autore Ufficio stampa governativo israeliano.

Il conflitto, che prende il nome di guerra del Kippur (un nome ripreso dalla suddetta festa di espiazione), cessò il 25 ottobre dello stesso anno con la proclamazione di un accordo di cessate-il-fuoco tra le due parti.

Contemporaneamente all’inizio dei combattimenti, le nazioni alleate di Egitto e Siria, in funzione anti-statunitense raddoppiarono il prezzo di vendita del petrolio a livello mondiale e diminuirono del 25% le esportazioni, in aperto contrasto alla NATO ed agli USA, storici alleati di Israele. Alcuni Paesi Arabi appartenenti all’OPEC (Organizzazione dei Paesi Esportatori del Petrolio) appoggiarono la causa e bloccarono le proprie esportazioni di petrolio verso gli Stati Uniti e i loro alleati dall’ottobre del 1973 fino ai primi mesi dell’anno successivo, in cui cominciarono a rallentare.

L’embargo dell’OPEC, e il conseguente aumento improvviso del prezzo del petrolio misero in crisi un modello industriale basato su carburante abbondante e a basso costo. Le ripercussioni furono profonde, sia sul piano economico sia su quello tecnologico e culturale.

Nel 1973 il prezzo del petrolio quadruplicò in pochi mesi, causando una crisi energetica globale. Le economie occidentali, abituate a un ventennio di crescita continua, furono costrette a ridimensionare in fretta strategie di consumi e criteri di priorità.

L’aumento del costo della principale fonte energetica mise in difficoltà interi settori produttivi, tra cui quello automobilistico, fortemente dipendente dai carburanti fossili.
Prima della crisi, soprattutto negli Stati Uniti, le auto erano sempre più grandi, pesanti e dotate di motori ad alto consumo.

Con il rincaro del carburante si assistette ad un brusco cambiamento di scenario in cui i consumatori iniziarono a evitare modelli “gas guzzler” (letteralmente: “mangia-benzina”), le vendite di auto di grossa cilindrata crollarono, e si diffuse un nuovo criterio di scelta: l’efficienza nei consumi.

Le code ai distributori e la scarsità di carburante divennero immagini simbolo dell’epoca, spingendo molti automobilisti a riconsiderare il proprio rapporto con l’auto.

Le principali trasformazioni dell’industria automobilistica

La crisi petrolifera costrinse i costruttori a ripensare completamente il modo di progettare le automobili. Secondo analisi storiche, il design automobilistico cambiò in modo radicale.

I nuovi criteri adottati dai costruttori miravano ad ottenere due obiettivi, il primo riguardava la riduzione di peso degli autoveicoli: con l’utilizzo di materiali più leggeri (alluminio, plastiche tecniche), e carrozzerie più compatte.

L’altro obiettivo era incentrato su motori più efficienti: con cilindrate ridotte, l’introduzione di sistemi di alimentazione più precisi (carburatori evoluti, poi iniezione elettronica), e miglioramenti nell’aerodinamica.

Normative più severe

Molti governi introdussero standard di efficienza e limiti ai consumi, spingendo ulteriormente l’innovazione.

La crisi non colpì solo l’industria, ma anche la mentalità collettiva. In Italia, ad esempio, si parlò di “austerity”: vennero imposte misure drastiche per contenere i consumi energetici, come: domeniche a piedi, limiti di velocità, riduzione dell’illuminazione pubblica.

Fu un cambiamento improvviso e traumatico che segnò la fine del “boom economico”, e modificò il modo in cui gli italiani vivevano la mobilità.

Come reagì l’Italia alla crisi petrolifera del 1973-1974

L’embargo dell’OPEC fece schizzare il prezzo del petrolio e mise in ginocchio l’Italia, un Paese fortemente dipendente dall’energia importata.

L’automobile, simbolo del boom economico, divenne improvvisamente un bene costoso da usare.

L’impatto della crisi nell’industria automobilistica del Bel Paese fu immediato: per contenere bassi il più possibile i consumi venne effettuata una riduzione della cilindrata, pur rispettando l’ottica di ricercare metodi per mantenere l’efficienza energetica.

Le case automobilistiche, in primis la FIAT, che dominava all’epoca il mercato nazionale, accelerarono la produzione di modelli sempre più piccoli, più leggeri, e soprattutto più modesti nei consumi.

Nascono o si rafforzano modelli come: FIAT 127 (già lanciata nel 1971, ma diventa l’auto perfetta per il nuovo clima economico), FIAT 126 (1972), Autobianchi A112, AlfaSud (Alfa Romeo), progettata per essere più economica e moderna.

Dato che la parola d’ordine, a proposito di carburante era: “risparmiare”, la produzione subì un forte rallentamento.

La domanda di auto cala e molte fabbriche, oltre a ridurre la produzione, riducono anche i turni di lavoro; così i grandi colossi dell’industria automobilistica Made in Italy, come la FIAT affrontano anni difficili, fra tensioni sindacali e ristrutturazioni.

Ma, come spesso accade, da un momento di crisi, nasce la voglia di reagire, o meglio, rimanendo in tema tecnologico di ripartire con nuove idee: si comincia a parlare quindi di Spostamento dell’Innovazione.

L’industria dell’auto in Italia inizia a investire sulla ricerca per ottenere motori più efficienti, modelli che sanno sfruttare meglio l’aerodinamica, ed anche materiali più leggeri.

È un primo passo verso la cultura dell’efficienza che caratterizzerà gli anni ’80 del secolo scorso.

Crisi petrolifera del 1973-1974. Milano Corso Buenos Aires: omenica senz'auto per il blocco alla circolazione delle auto. Immagine di pubblico dominio; autore ignoto.

Crisi petrolifera del 1973-1974. Milano Corso Buenos Aires: omenica senz’auto per il blocco alla circolazione delle auto. Immagine di pubblico dominio; autore ignoto.

Le nuove abitudini degli italiani durante l’austerity

L’austerity non fu solo economica: fu anche culturale. Il governo impose misure drastiche per ridurre i consumi energetici.

Già dal dicembre del 1973 gli italiani sperimentano, per la prima volta, le famose “domeniche a piedi”, caratterizzate da circolazione vietata alle auto, strade vuote, e con famiglie che passeggiano o usano la bicicletta; una vera e propria immagine iconica del periodo, e che è soltanto una parte delle misure adottate dalla politica di austerity.

Le generazioni passate, infatti, sicuramente ricorderanno le limitazioni alla circolazione e ai consumi, come l’adozione del limite di velocità a 120 km/h in autostrada (prima non esisteva); la riduzione dell’illuminazione pubblica; la chiusura anticipata dei negozi, e perfino la TV che termina le trasmissioni alle 23.00 per risparmiare energia.

Una riduzione dei consumi di tale portata non poteva di certo evitare di influenzare la società del periodo, ed infatti si verificò un cambiamento notevole nello stile di vita degli italiani che iniziano ad usare meno l’auto o per lo meno di scegliere modelli più piccoli e meno costosi; si comincia, inoltre, ad usare maggiormente i mezzi pubblici e le biciclette, ed anche a ridurre gli sprechi domestici.

È l’inizio di una nuova sensibilità verso il risparmio energetico, in cui la politica di austerity crea un circolo di adattamento reciproco: se da un lato gli italiani cercano auto più economiche e meno assetate di carburante, l’industria risponde con modelli compatti e parsimoniosi.

L’aspetto più sorprendente di questo cambiamento è sicuramente la perdita del ruolo, mantenuto per decenni, di “status symbol” dell’auto, non più visto come “simbolo di affermazione sociale”, dato che, di fatto, diventò un mezzo da usare con attenzione e parsimonia.

In sostanza, la crisi petrolifera del 1973-1974 trasforma l’auto da simbolo del boom a oggetto da razionalizzare, e questo cambia sia la produzione sia la mentalità collettiva.

Tuttavia, anche se fra gli effetti della crisi vi furono investimenti massicci in ricerca e sviluppo per migliorare l’efficienza energetica delle auto, e un cambiamento nello stile di vita più consapevole verso la riduzione degli sprechi, non bisogna dimenticare gli aspetti marcatamente negativi, come una forte contrazione delle vendite globali; la chiusura di stabilimenti e moltissimi licenziamenti.

Molti storici considerano questo periodo come l’inizio del declino del modello industriale fordista; un modello basato (forse fin troppo n.d.a.) su crescita illimitata e consumi energetici elevati.

È innegabile, comunque, che gli effetti della crisi petrolifera del 1973-1974 si rivelarono una vera e propria “eredità preziosa” per i posteri, costituita da vari elementi, che emersero in quell’epoca: la nascita del concetto moderno di auto compatta; un’attenzione crescente all’efficienza energetica; venne accelerato lo sviluppo e la diffusione di tecnologie che oggi consideriamo standard (iniezione elettronica, downsizing, aerodinamica avanzata); apertura del mercato occidentale ai costruttori asiatici; ed infine, ma non certo per importanza, i primi studi su carburanti alternativi e sui veicoli elettrici.

In altre parole, la crisi petrolifera del 1973-1974 non fu solo un trauma economico, ma un punto di svolta epocale che ha plasmato l’industria automobilistica moderna.

Sperando che l’articolo sia stato di vostro gradimento, non ci rimane che darvi appuntamento alla prossima settimana, con un nuovo argomento interessante.

A presto.

L’immagine in evidenza mostra la vista di una petroliera del 1972, rivolta verso poppa. Si tratta della Mobil Power (IMO 5238303, costruita nel 1957), della Mobil Fuel (IMO 5238212, costruita nel 1957) o della Mobil Lube (IMO 5238248, costruita nel 1958).

Autore; Roger Vreeland.

Fonte: https://archive.org/details/rogervreeland.photobox.

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